Giorno della Memoria 2018: perché è giusto ricordare e condannare. Ce lo spiega lo storico novarese Roberto Leggero

Le leggi razziali […] rappresentano un capitolo buio, una macchia indelebile, una pagina infamante della nostra storia. La Memoria, custodita e tramandata, è un antidoto indispensabile contro i fantasmi del passato. La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza, si è definita e sviluppata in totale contrapposizione al fascismo.

Sergio Mattarella, 25 gennaio 2018, Quirinale, Celebrazione Giorno della Memoria.

ProBorgo continua la riflessione sul significato, oggi, del Giorno della memoria.

Ecco il contributo dello storico novarese  Roberto Leggero.

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Il 12 gennaio 2003, in una lettera spedita a “Repubblica” (F. Focardi, La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 a oggi, Laterza 2005), un lettore commentava così la scelta del Parlamento di indicare il 27 gennaio come Giorno della Memoria:

«Quando parliamo della Seconda Guerra mondiale ci mettiamo sempre tra le vittime (…) e mai tra gli aggressori (…) L’Italia poteva scegliere fra date molto più significative (…) per ricordare la Shoah (…) il 14 luglio (manifesto degli scienziati [italiani] razzisti), il 6 ottobre (dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del Fascismo) o il 5 settembre (regio decreto che espulse [i cittadini italiani di religione ebraica] (…) dalle scuole e dall’università)». Invece, continuava il lettore «abbiamo preferito scappare, scegliendo una data che non ci coinvolgesse direttamente».

Lasciando da parte il problema della scelta della data, che venne discussa a lungo, le riflessioni di quel lettore fanno pensare. La commemorazione della tragedia dello sterminio di milioni di cittadini europei di religione ebraica, a partire dal giorno della sua istituzione, è presto diventata un atto formale. Quell’evento, dopotutto, ci pare non aver nulla a che fare con noi. Preferiamo scappare, come direbbe il lettore di “Repubblica”.

O forse ci comportiamo come la donna ricordata in una poesia di Cesare Pavese (Anche tu sei l’amore): «Cammini/ come chi non si stacca/ dalla porta di casa./ Guardi come chi attende/ e non vede».

Chi cammini senza staccarsi dalla porta di casa rimane fermo dove si trova. Crede di spostarsi, ma non lo fa. Attende un futuro che non è in grado di cogliere perché, pur guardando, non lo vede.

Chi celebri il Giorno della Memoria senza ricordare, come prima cosa, che di quella tragedia furono responsabili il Fascismo italiano e il Nazismo tedesco, ne sterilizza il significato e ne annulla il senso.

Celebrare senza ricordare dopotutto è possibile, e molti lo fanno. Ma quali conseguenze produce una celebrazione delle vittime senza una condanna dei carnefici?

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https://www.change.org/p/istituzioni-democratiche-mai-pi%C3%B9-fascismi-appello-nazionale

Coordinamento “Mai più fascismi”: ACLI, ANED, ANPI, ANPPIA, ARCI, Associazione per il Rinnovamento della Sinistra, Articolo 21, CGIL, CISL, Comitati Dossetti per la Costituzione, Coordinamento Democrazia Costituzionale, FIAP, FIVL, Istituto Alcide Cervi, L’Altra Europa con Tsipras, Libera, Liberi e Uguali, Libertà e Giustizia, Partito Comunista Italiano, Partito Democratico, Rifondazione Comunista, UIL, UISP.

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