L’Italia è un Paese per giovani?

Qualche consiglio di lettura per un Paese dove tanti giovani non sono considerati Italiani

In questo periodo natalizio, in cui si fanno propositi per il nuovo anno consigliamo la lettura di due libri che possono essere utili per allargare gli orizzonti che purtroppo la nostra politica sembra voler chiudere; il primo testo è un saggio di Francesca Carelli, “Non chiamatemi straniero. Viaggio fra gli Italiani di domani” edito da Mondadori nel 2014.

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Il libro prende forma partendo dalle testimonianze di ragazze e ragazzi che si trovano a vivere tra due mondi, quello di origine delle famiglie e quello a cui appartengono nel quotidiano: scuola, sport, lavoro, ma che spesso non dà loro spazio. La lettura procede fluida, tra storie di chi con fatica e tenacia si iscrive all’Università, e storie di chi si è visto chiudere più volte la porta in faccia. Domina il senso di incertezza per un’identità sospesa a cui la politica non porge la mano, garantendo diritti essenziali che permettano di costruire un futuro meno incerto. Maria Ilena, di origine capoverdiana, dice: “Da qualche tempo l’Italia sembra avere scoperto un mondo, che però c’è da moltissimi anni: vorrei capire quanti sanno che siamo già alle terze, di generazioni, che ci sono ragazzine, nipoti di stranieri arrivati qui da decenni, che si sentono ancora chiamare “immigrate”… Noi siamo un ponte per il futuro dell’Italia, un tramite. Non un problema.”

Il libro ci mette di fronte alle richieste di adolescenti che devono essere ascoltate ed accolte.

Il secondo testo nasce nel 2017 dall’esperienza di una scuola nel milanese, pubblicato da Erickson, a cura di Cristina Ceci e Francesco Iarrera; “Ho viaggiato fin qui. Storie di giovani migranti” raccoglie le storie di ragazze immigrate che hanno seguito le madri in un viaggio di speranza, alla ricerca di un lavoro per fuggire dalla povertà.

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I racconti di queste studentesse che si cimentano con l’italiano parlano di paure e traumi, di rinascita, dopo tante difficoltà, di sogni da realizzare in un Paese che le ha accolte: le narratrici sono grate per le opportunità che possono avere, tra queste lo studio, bene prezioso, diritto che spesso diamo per scontato. Dalle parole di Valeria che arriva dalla Russia cogliamo il senso del libro: “Vorrei solo ricordare che il mondo è vario e per questo è bello, non importa da dove veniamo, che lingua parliamo, che colore di occhi, capelli, pelle ci ritroviamo… siamo tutti esseri umani, siamo tutti figli di questa terra immensa, dove per una ragione o per un’altra a volte accadono cose imprevedibili, inspiegabili, che ti fanno cambiare, viaggiare, trasferire lontano dal tuo Paese di origine. Che importanza ha il numero di chilometri percorsi, quando ho viaggiato fin qui e ho trovato ciò che cercavo?”

Mentre la politica ha vergognosamente fatto naufragare la legge che avrebbe garantito diritti ai giovani cittadini di origine straniera, il Paese reale va avanti. È un fatto che ci siano bambini e ragazzi di origine straniera che mangiano ravioli, cantano in italiano, tifano gli Azzurri. Li chiamiamo, seconde generazioni, nuovi italiani, ma i politici con il voto del 23 dicembre hanno finto che non esistano, neanche si sono presentati in senato per votare la legge.

In una società sempre più vecchia e in calo demografico questi giovani e giovanissimi sono un’importante iniezione di energia e vitalità, di cui non possiamo fare a meno.

Non possiamo voltarci dall’altra parte e non vedere. La battaglia per la richiesta di diritti estesi a tutti continua, soprattutto con il 2018, a settant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione.

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